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lesbo

Incontro in Libreria


di Sleepy699
31.05.2026    |    1.862    |    2 9.7
"Le pareti della sua fica si contraevano intorno alle mie dita, rilasciando altro umore denso e caldo che leccavo avidamente..."
Ero a Milano per qualche giorno di lavoro. Come al solito, avevo dato un’occhiata online per vedere dove potessi trovare un po’ di divertimento. C’era una libreria LGBT nel centro, non lontano da porta Venezia. La prima sera decisi di passarci prima di magari andare in qualche locale. Ho 40 anni, ancora qualche lentiggine sul viso, un fisico snello e abbastanza atletico. Sono una donna felicemente sposata, ma quando viaggio per lavoro cerco incontri con altre donne, e’ una parte di me che ho smesso di cercare di controllare. Dopotutto, perché dovrei? Volevo sembrare un po’ sexy e faceva molto caldo, quindi indossai un vestitino bianco e blu da tennis con le mie Reebok, che metteva in risalto le mie gambe lunghe. Raccolsi i capelli biondi in una coda e uscii dall’hotel.
Era una libreria deliziosa, con pannelli di legno scuro e scaffali ovunque. Un ragazzo chiaramente gay al bancone mi sorrise e mi salutò. Seguii le indicazioni e trovai subito la sezione lesbica, un po’ isolata dal resto del negozio. Era uno spazio rettangolare con scaffali su tutte le pareti e un divano al centro, più una vecchia poltrona comoda in un angolo. Perfetto per sfogliare con calma.
Ero l’unica donna nella sezione quando entrai. Camminai lungo gli scaffali, sfogliando un libro di nudi artistici molto belli, poi uno più esplicito con foto erotiche di donne che si toccavano o facevano l’amore. Adoro il corpo femminile e sentivo già l’eccitazione salire. Presi un’antologia di racconti erotici lesbici e mi sedetti sul divano.
Leggere erotica lesbica mi eccita sempre tantissimo. Ero già bagnata e godevo della pressione delle gambe incrociate. Ero immersa nella lettura di un racconto ambientato in una sauna quando sentii qualcuno entrare.
Alzai lo sguardo e vidi una ragazza molto carina sui venticinque anni. Capelli corti e scuri, pelle olivastra, lineamenti delicati. Aveva uno stile che definirei grunge: shorts di jeans sfilacciati molto corti, una maglietta larga di un gruppo rock e sneakers. Braccialetti di pelle e metallo al polso, un tatuaggio di fiori e rampicanti sull’altro braccio, piercing all’orecchio e un piccolo anellino d’argento sul labbro inferiore. Era snella, quasi alta come me, con gambe lunghe e braccia toniche ma femminili. Nonostante lo stile, era pulita e curata. Mi sorrise timidamente ma divertita e io ricambiai.
Tornai al mio libro, ma non riuscivo a non guardarla. Si muoveva lentamente lungo gli scaffali, dandomi le spalle. Quegli shorts cortissimi mettevano in mostra un sedere rotondo e sodo e cosce lunghe e snelle. Era davvero bella, in modo androgino e sensuale. Immaginavo come sarebbe stata con solo un asciugamano in vita.
A un certo punto si appoggiò agli scaffali leggendo un libro, una mano che le scorreva distrattamente sulla pancia. Era più vicina a me adesso.
«Fa caldo qui, vero?» disse piano.
Sorrisi. «Caldo è poco. Direi bollente.»
Prese il libro di foto erotiche che avevo sfogliato prima e si sedette sulla poltrona di fronte a me, a pochi passi di distanza. Iniziò a sfogliarlo lentamente, mordendosi ogni tanto il labbro. Le sue gambe si muovevano, stringendosi e rilassandosi. Sapeva che la guardavo. Era diventato un gioco: lei alzava gli occhi, mi sorprendeva a fissarla e sorridevamo entrambe.
A un tratto la vidi fissare le mie gambe. Non distolse lo sguardo. Allora mi girai leggermente verso di lei e, lentamente, aprii le cosce. Il vestitino era corto: sapeva che poteva vedere il mio slip azzurro chiaro. Allargai ancora un po’ le gambe. Lei guardò intorno per assicurarsi che fossimo sole, poi alzò il libro e aprì leggermente le sue gambe, mostrandomi il sottile denim tra le cosce.
Mi alzai e mi avvicinai agli scaffali vicino a lei, fingendo di rimettere a posto il libro.
«L’avevo guardato anch’io prima. È bellissimo, no?»
«Sì» rispose. «C’è una foto che adoro. E direi che la modella ti somiglia.»
Mi mostrò su una foto a colori di una donna bionda sdraiata al sole, una gamba alzata, che si toccava. Somigliava molto a me in effetti.
«A volte, guardando queste foto, non solo le ammiro… penso a quanto mi piacerebbe posare così per qualcuno» dissi.
Lei sorrise. «Sarebbe uno spettacolo.»
«Ho un’idea» continuai. «Sono in un hotel qui vicino. Che ne dici se compro il libro, prendiamo una bottiglia di vino e lo guardiamo insieme nella mia stanza?»
«Mi chiamo Martina. Mi sembra un’ottima idea.»
«Martina… un nome quasi bello come te. Io sono Sara. Andiamo.»
Pagai il libro e lei insistette per comprare il vino. Mentre camminavamo verso l’hotel chiacchieravamo, ogni tanto sfiorandoci. L’attrazione era palpabile.
In ascensore, soli, mi prese la mano. Appena le porte si chiusero mi spinse contro la parete e mi baciò con passione, lingua calda e decisa. «Non vedo l’ora di spogliarti» mi sussurrò all’orecchio.
Mi infilò una mano sotto il vestito e mi accarezzò il sesso da sopra le mutandine fradice.
«Sei già tutta bagnata per me…» sussurrò mordendomi il lobo dell’orecchio.
Appena entrate in camera, chiuse la porta con un calcio. Mi tolse il vestito in un secondo, lasciandomi solo con le mutandine. Si inginocchiò davanti a me, mi abbassò lentamente lo slip bagnato lungo le cosce e affondò il viso tra le mie gambe.
La sua lingua era esperta e vorace. Leccava lentamente le grandi labbra, poi succhiava il clitoride turgido, infilando due dita dentro di me con decisione, scopandomi mentre la sua lingua vibrava sul bottoncino duro. Gemetti, tenendole la testa premuta contro il mio sesso mentre ondeggiavo i fianchi contro la sua bocca.
La sua lingua percorse lentamente tutta la mia fessura, dal perineo fino al clitoride. Succhiava le grandi labbra gonfie, le tirava piano con la bocca, poi leccava più in profondità, penetrandomi con la lingua.
«Cazzo… sì, leccami così…» ansimai.
Mi leccò con avidità, il viso affondato nella mia fica già bagnatissima. Le tenni la testa premuta contro di me mentre godevo.
Poi mi fece girare, in ginocchio sul divano. Da dietro mi infilò due dita, mentre con l’altra mano mi strizzava un capezzolo. «Ti piace farti scopare così, troietta?» mi sussurrò. Potevo solo gemere e annuire.
Mi fece girare, mi mise a quattro zampe sul letto e continuò a scoparmi con le dita da dietro, mentre con l’altra mano mi stringeva un capezzolo. Ero completamente esposta, bagnata e tremante.
Poi mi fece sedere e mi ordinò di toccarmi mentre lei guardava. Mi masturbai per lei, mi leccai le dita bagnate, mi succhiai i capezzoli mentre lei si spogliava lentamente davanti a me. Aveva seni piccoli e sodi con capezzoli scuri, la fica completamente depilata. Mi spinse il viso contro di lei. Avvicinai il viso e inspirai profondamente: un odore intenso, muschiato, quasi animale, caldo e femminile. Un profumo denso che mi fece girare la testa dal desiderio.
Passai la lingua lentamente lungo tutta la sua fessura. Il sapore era forte, intenso, un gusto muschiato ricco e leggermente salato, denso sulla lingua. Gemetti di piacere mentre lo assaporavo. Era un sapore profondo, primordiale, che mi faceva impazzire.
«Oddio… hai un sapore così buono» mormorai prima di affondare di nuovo. «Leccami più forte, Sara… mangiami la figa!» ansimava.
Le infilai due dita dentro, le piegai e cominciai a scoparla mentre le succhiavo il clitoride senza pietà. Le pareti della sua fica si contraevano intorno alle mie dita, rilasciando altro umore denso e caldo che leccavo avidamente.
Quando venne inarcò la schiena, premette forte il sesso contro la mia bocca e venne tremando, inondandomi la lingua di umori caldi e densi dal gusto ancora più intenso.
Passammo il resto della serata nude, bevendo vino, sfogliando il libro, toccandoci e ridendo. La leccai ancora una volta con calma, facendola venire lentamente mentre era sdraiata a pancia in su.
Quell’incontro in libreria con Martina è stato una delle notti più belle della mia vita.
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